Narcisismo

L’IPERCRITICA NEL NARCISISTA

PSICOLOGIA DELLA PERSONALITÀ

Se parliamo di immagine grandiosa di sé, scarsa empatia, egocentrismo, sappiamo di chi stiamo parlando; lo studio della personalità narcisistica è stato affrontato e dibattuto moltissimo per cui limiterò la mia osservazione al problema dell’ipercritica e della svalutazione dell’altro che rappresenta una modalità comportamentale disfunzionale sul piano delle relazioni, dei cicli interpersonali e dell’immagine di sé.

Perché alcune persone tendono a criticare facilmente gli altri, sottolineandone imperfezioni, aspetti negativi del carattere o, più banalmente, dettagli legati al modo di vestire o di parlare, ecc.?

L’ipercritico sembra dirigere la propria attenzione agli aspetti negativi delle persone (veri o presunti) o, perlomeno, sembra accorgersi solo di questi e difficilmente riesce a comunicare sentimenti positivi quali l’ammirazione e l’apprezzamento altrui. Proprio per queste caratteristiche, questi soggetti tendono a non riscuotere particolari simpatie tra le persone e generalmente hanno relazioni distaccate e superficiali.

In genere, i narcisisti ci appaiono ipercritici, giudicanti, egocentrici e, quindi, sgradevoli proprio perché tendono a svalutare gli altri con severità, dimostrandosi incapaci di soffermarsi sugli aspetti positivi e piacevoli. Noi stessi potremmo sentirci oggetto di valutazione, giudicati per quello che pensiamo, per come ci vestiamo o più banalmente per il tipo di orologio che portiamo.

Questa spiccata propensione alla svalutazione o ridicolizzazione dell’altro può manifestarsi con rabbia e disgusto, apparentemente incongruo rispetto alla situazione: il tono è quello della polemica e del disprezzo. Proviamo a fare un esempio: immaginiamo un certo Andrea seduto al tavolo di un bar e all’improvviso passa una ragazza un po’ grassottella vestita un po’ attillata. Andrea osserva velocemente la ragazza e rivolgendosi all’amico a fianco esprime un commento di questo genere: ”Ma guarda che schifo! (disgusto) Ma non vede quanto è ridicola? (svalutazione) Certa gente non si vede… probabilmente crede di essere bella, ma stai a casa per favore! (rifiuto e rabbia)”.

Obiettivamente, tutti noi siamo osservatori e giudici del comportamento altrui, in questo modo abbiamo la possibilità di costruire un’immagine dell’altro e prevederne i comportamenti. Quando entriamo in contatto con qualcuno attiviamo più o meno consapevolmente una serie di pensieri, emozioni, memorie e schemi interpersonali che ci permettono di orientare comportamenti e scopi possibili. La modalità in cui entriamo in relazione genera ovviamente determinate risposte negli altri, andando a creare veri e propri cicli interpersonali non sempre funzionali al benessere di ambedue le parti.

Ma torniamo ad Andrea che abbiamo lasciato seduto al bar in preda al disgusto e alla svalutazione altrui. Per poter comprendere il tema dell’ipercritica dobbiamo necessariamente chiarire alcuni aspetti centrali della personalità narcisistica, ovvero: l’immagine grandiosa del sé, il sistema competitivo agonistico e il valore del giudizio altrui.

Pensiamo ad un leone, lo immaginiamo grande, possente, invincibile, feroce e pericoloso. La sua presenza ci indurrebbe a scappare o, quanto meno, a cercare di non farlo arrabbiare, nulla potrebbe sconfiggerlo o farlo desistere dal sopraffare la sua preda. A questo punto torniamo da Andrea: una parte di lui crede, più o meno consapevolmente, di assomigliare al feroce predatore, si comporta come tale in presenza degli altri, ostenta sicurezza, determinazione e superiorità. L’immagine grandiosa, tuttavia, rappresenta una proiezione di sé irrealistica e ideale atta a compensare un’idea di sé molto più modesta e fragile caratterizzata da debolezza e inferiorità. Quindi, per intenderci, immaginate ancora una volta Andrea, che crede di essere un leone, specchiarsi in una pozza d’acqua: quello che vedrebbe sarebbe sicuramente un animale a quattro zampe, ma più simile ad un gattino che suscita più tenerezza che ostilità. A questo punto, abbiamo toccato la nota dolente. Il nostro protagonista fatica a riconoscere il proprio senso di inferiorità e fragilità, lo considera intollerabile e inconcepibile per cui alimenta una falsa convinzione di superiorità per non sentirsi potenzialmente debole.

Passiamo al sistema agonistico: il narcisista ha la tendenza a vivere la vita come un’eterna sfida in ogni cosa che fa e vede gli altri come acerrimi nemici, giudicanti e pronti a strappargli la corona del più forte. E’ un mondo invidioso, popolato da gente senza scrupoli quello del narcisista, una dimensione buia e anaffettiva fatta di ostacoli in cui vige la regola del più forte, “o si arriva primi o non si è nessuno” recita dentro di sé Andrea. Il narcisista privilegia la modalità competitiva perché è l’unica che conosce, attraverso la quale misura se stesso e gli altri in termini di superiorità/inferiorità, forza/debolezza ecc. La sua esistenza è una gara a punti e l’esito dipende essenzialmente dal punteggio ottenuto in ogni prova che deve superare. Un esito positivo confermerebbe l’immagine grandiosa (il leone), un esito negativo invece aprirebbe le porte alla vergogna e alla debolezza facendolo sprofondare nella notte più buia.

Passiamo all’ultimo aspetto da dibattere: il ruolo del giudizio altrui. Il mantenimento dell’immagine ideale di sé nel narcisista non può prescindere dal giudizio delle persone, spesso ben selezionate e ricercate per ottenere conferme e approvazione. Il pubblico di amici e non, diviene indispensabile per promuovere e ricercare un costante riconoscimento delle proprie qualità personali. Ovviamente, gli standard elevati e il sistema agonistico trasformano le relazioni in qualcosa di competitivo orientate prevalentemente al controllo e allo sfruttamento altrui, in cui prevale il bisogno di sentirsi ammirati e al primo posto. Insomma, il leone per sentirsi tale ha bisogno degli altri, non c’è dubbio. Nel momento in cui il narcisista non rispetta determinati parametri perfezionistici, si sente potenzialmente vittima del giudizio altrui, perché potrebbe incorrere in critiche o perdite di status (immagine ideale) intollerabili. Il vissuto associato al fallimento della propria immagine in pubblico è la vergogna, un mostro a tre teste per il narcisista, in cui si immagina deriso, umiliato e inferiore.

Alla luce degli aspetti descritti, torniamo al nostro esempio e proviamo a ricostruire quello che può essere accaduto nella mente del nostro protagonista. Non conoscendo le circostanze, la storia e i vissuti di Andrea non è possibile definire un’unica interpretazione, tra le molte possibili, mi limiterò pertanto, ad ipotizzare solo alcune reazioni alla luce di quanto descritto.

Riprendendo l’esempio, Andrea vede la ragazza, prova attrazione ma allo stesso tempo si sente potenzialmente giudicato negativamente dall’amico che potrebbe svalutarlo, il desiderio viene in questo caso sottomesso al principio di desiderabilità (non posso essere criticato) per cui svaluta e ridicolizza la ragazza manifestando, in questo caso, un finto disinteresse. In questa interpretazione, il timore del giudizio critico attiva rabbia e vergogna che viene prontamente proiettata sulla ragazza.

In un’altra ipotesi, Andrea prova interesse ma coglie segnali di disinteresse della ragazza nei suoi confronti. La reazione alla mancata ammirazione viene percepita come una sconfitta personale intollerabile seguita da rabbia e svalutazione dell’altro con l’intento di ripristinare la propria autostima, recuperando la propria presunta superiorità.

Sempre rimanendo all’interno di ipotesi e senza voler in alcun modo restringere il campo delle valutazioni, possiamo spingerci ad ulteriori riflessioni. Andrea vede la ragazza e si concentra sugli aspetti che reputa non corrispondenti ai propri rigidi criteri di immagine e bellezza, il vissuto che ne deriva è un senso di disagio e sgradevolezza che mal tollera. Il disgusto e la rabbia apertamente manifestate segnalano la necessità immediata di distanziarsi da queste emozioni, ancora un volta proiettate all’esterno.

In conclusione, è evidente come i sentimenti di inadeguatezza e critica siano solo apparentemente rivolti all’esterno ma, di fatto, il narcisista è il primo a giudicare se stesso negativamente per quello che prova, imprigionato in schemi rigidi, competitivi e da vissuti di profonda inferiorità.

La bassa tolleranza a certi tipi di emozioni negative “costringe” il soggetto a sbarazzarsene immediatamente identificando qualcun altro come inferiore, debole, inadeguato.

Dott. Matteo Manfredini Psicologo Psicoterapeuta

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